1963 Don Luigi Palazzolo beatificato da Papa Giovanni XXIII

Papa Giovanni XXIII è una presenza forte e importante nella vita della Famiglia delle Poverelle a partire già dal ricordo che lui ha del Palazzolo.
Egli stesso raccontò infatti che da bambino sentì dire dal suo parroco, Don Francesco Rebuzzini, la sera del 15 giugno 1886, dopo la benedizione eucaristica a S. Maria di Brusicco: “oggi a Bergamo, è morto un santo”.
Sacerdote in seminario, Don Angelo Giuseppe Roncalli partecipa ai funerali di Madre Teresa Gabrieli e, come segretario del Vescovo Mons. Radini Tedeschi, nel 1908 è presente in Casa Madre all’elezione di Madre Generosa Bruttomesso.
Entrato in Seminario, a 11 anni, il 3 novembre 1892, il giorno dopo, con i suoi compagni si reca a pregare sulla tomba di Don Luigi.
Nel 1927, Mons. Roncalli, Nunzio apostolico in Bulgaria, invia al Santo Padre Pio XI una lettera postulatoria in cui sollecita l’introduzione della causa di beatificazione del Palazzolo.
Più avanti si interessa molto del servizio delle Poverelle al Collegio Urbano di Propaganda Fide: le visita di frequente, è di casa fra loro.
Nel periodo del suo servizio come Nunzio Apostolico a Parigi si interessa delle varie case che le Poverelle hanno in Francia.
Promosso Patriarca a Venezia il 15 gennaio 1953, chiama accanto a sé le suore delle Poverelle che lo accompagneranno fino al soglio Pontificio (1958) e alla morte.
Nel 1960 le Poverelle iniziano la loro presenza a Sotto il Monte, nella casa delle vacanze del Papa, ora “Casa dei ricordi di Papa Giovanni”.
Il legame più forte con il Palazzolo e la sua venerazione per questa figura di prete Papa Giovanni lo esprime il 19 marzo 1963, quando nel discorso per la sua beatificazione così dice di lui:

“…egli decise di abbandonare tutto e di condurre una vita disprezzata per poter conquistare tutti a Cristo. E realmente pervenne al fastigio della santità, egli che profuse ai poveri le grandi ricchezze ereditate e con la povertà e con aspre penitenze si studiò di imitare il suo Maestro. … fu precipua caratteristica del servo di Dio essere umile e disprezzare se stesso, essere staccato dal mondo e dalle cose umane, ubbidire con grande spirito religioso al vescovo e agli altri Superiori, onorare con profonda venerazione il Vicario di Cristo in terra… A tal numero di virtù si aggiungeva come coronamento una carità ardentissima, che lo trasformò in padre degli orfani, amico della gioventù, servo dei poveri”