Lombardia – BRESCIA Comunità Bronzetti

Questa casa, attualmente ricostruita in modo radicale, ha fondamenta ben piantate nella storia.

Le Suore delle Poverelle infatti sono approdate a Brescia il 21 novembre 1876, ben 135 anni fa, accompagnate personalmente dai Fondatori della nostra Congregazione: il beato Luigi Palazzolo e Madre Teresa Gabrieli.

Don Luigi Palazzolo era stato invitato a Brescia dalla sorella del Parroco di S. Nazaro e Celso, la contessa Teresa Fè, che assisteva alcune orfane pagando la retta presso istituti della città. Quando il le suore arrivarono, ricevettero una accoglienza calorosa e solenne da parte del parroco, che celebrò una messa cantata e offrì un rinfresco; poi le suore furono accompagnate in alcune stanze a loro destinate, di fronte alla chiesa parrocchiale. La cronaca della casa annota che “Quel dì stesso le Suore accettarono tre orfanelle, una delle quali di corrotti costumi e un’altra di salute assai cagionevole”. I primi anni furono veramente duri! Spazi ristretti, affitto da pagare, “entrate” scarsissime… Era il tempo in cui a Bergamo le suore si mantenevano col lavoro di filatura e torcitura della seta, insieme alle orfane più grandi, che così imparavano anche un mestiere; ma in Brescia tale attività non aveva mercato… Inoltre, dopo soli due anni, alla penuria di risorse si aggiunge anche lo “sfratto” dalla casa! Don Luigi e Madre Teresa si interrogarono seriamente: “Perché continuare in questa impresa, con tante difficoltà e tante richieste altrove?” Ma il cuore del Palazzolo non sapeva risolversi a distruggere un’opera dalla quale vedeva profilarsi tanto bene. Doveva vincerla il cuore o la prudenza? Per obbedienza al suo Vescovo il Palazzolo “restò”, riuscendo a trovare una nuova abitazione in Via Prati, sempre in affitto. Le Suore, dal canto loro riescono a trovare lavoro come “ricamatrici” e lo fanno con tale competenza che alla Esposizione Vaticana del 1888 ricevono una medaglia d’oro per i paramenti preparati per il Papa.

Con braccia e cuori disponibili le opere di carità si moltiplicano e la casa di Via Prati diventa insufficiente. Il Fondatore per la verità aveva già adocchiato una casa che gli sembrava “perfetta” per le sue opere, ma aveva dovuto rinunciarvi a causa del prezzo (10.000 lire!) “esagerato” per le sue finanze. Un giorno però il Palazzolo torna a contemplare questa casa (allora conosciuta come “la casa dei pomi” perché divenuta punto di deposito dei fruttivendoli della città), e – come per ispirazione improvvisa – decide di comprarla. Prima di sera ha già firmato il preliminare, al costo di 27.000 lire da pagare in un anno! Nove mesi dopo don Luigi muore, con il debito aperto e senza la consolazione di vedere suore e orfani entrare nella nuova casa. Ma la Provvidenza è gran signora: allo scadere dell’anno convenuto il debito viene saldato e il 19 settembre 1886 la “casa dei pomi” diventa “centro di tutte le opere di carità a pro della gioventù povera” secondo il carisma dell’Istituto.

In questi 125 anni di cammino, la casa di Via Bronzetti si è fatta spazio per le più svariate attività, “a seconda dell’avvicendarsi dei tempi”: accoglienza degli orfani (e poi dei minori in situazione di grave disagio) con l’annessa scuola elementare; scuola festiva di alfabetizzazione per le operaie; scuola di lavoro per ragazze, asilo infantile, oltre naturalmente: l’oratorio festivo in casa e la collaborazione in parrocchia per il catechismo, la preparazione ai Sacramenti, la formazione religiosa di ragazze, bambine, donne…  E ancora: l’assistenza ai malati poveri del quartiere… pranzo e cena gratuiti ai bisognosi con il servizio delle Cucine Economiche….

Difficile poi elencare tutte le volte che questa Casa ha “aperto le porte” per rispondere a bisogni ed emergenze di varia natura: il pensionato per giovani lavoratrici provenienti dal sud Italia; dormitorio e mensa per “l’emergenza freddo”; appoggio ad associazioni e gruppi di stranieri (filippini, donne moldave); accoglienza a ragazze uscite dalla prostituzione; luoghi di incontro e di esperienza per giovani in ricerca.

Le molte suore e gli educatori che si sono susseguiti in questa casa hanno messo in pratica il mandato dei Fondatori: essere “madri tenerissime verso tutte le persone, con l’unico riguardo di preferire quelle che sono più povere, più abbandonate e che hanno maggior bisogno per l’anima e poi anche per il corpo”.


Visita “virtuale” delle nostre comunità

Seleziona dal menù sottostante la comunità che vuoi visitare e clicca su VAI per visualizzare la pagina collegata!