1869–1908 Il mandato di Madre Teresa Gabrieli

Teresa Gabrieli (nasce a BG il 13 settembre 1837; muore il 6 febbraio 1908) è la prima Suora delle Poverelle. Formata alla scuola di una famiglia povera e laboriosa, si sperimenta nel dono di sé e nell’attenzione a chi fa più fatica entrando a far parte della Pia Opera di S. Dorotea, prima come “sorvegliatrice” (1866) e poi come vice superiora (1868) In questa attività pastorale incontra Don Luigi Palazzolo che la mette a parte del suo progetto: “fare famiglia con i poveri più poveri, quelli che le altre istituzioni rifiutano”

Se si pensa a quel 22 maggio 1869, quando Teresa intraprende questa avventura, si è tentati di dire “questa creatura o è folle o si muove per una fiducia che ha dell’eroico” (mons. Giuseppe Piazzi, Vescovo di Bergamo)

Alla morte del Palazzolo (1886) quando Madre Teresa subentra alla guida della nuova Famiglia, la Congregazione conta 17 anni di vita, 14 comunità, 59 suore (15 erano già morte nei 17 anni precedenti!) un piccolo e incerto gruppo di Fratelli della S. Famiglia e tante bocche da sfamare, con risorse spesso agli sgoccioli. Don Luigi stesso, il 10 febbraio 1886, chiedendo elemosina ad una Contessa abitante in Bergamo, così descrive la sua Famiglia: ” Ho una Famiglia di 86 orfanelle e 58 orfanelli, che uniti alle suore delle Poverelle e Frati della Sacra famiglia che li custodiscono, formano una famiglia di più di duecento poveri”
Madre Teresa, nei 22 anni che resterà alla guida della Congregazione, sosterrà con coraggio e pazienza il cammino delle comunità, incoraggiando sempre al servizio generoso ed umile ai più poveri e ai più abbandonati.
Il numero maggiore di suore in questo periodo, oltre che con gli orfani e nelle filande, è impegnato negli asili delle parrocchie, che diventano il luogo di raccolta di tutti i bisogni dei poveri, il punto di riferimento per la gente del posto. La scelta di essere disponibili a servire i fratelli anche in tempo di malattie contagiose è espressa anche dal voto che chiede alle Suore di “adoperarsi in servizio degli ammalati poveri che giacciono nelle proprie case, anche in tempo di malattie contagiose e di peste offrendo generosamente la loro vita”