Le suore di ebola
25 aprile – 28 maggio 1995

Forse qualcuno ricorderà sr Floralba Rondi, sr Clarangela Ghilardi, sr Danielangela Sorti, sr Dinarosa Belleri, sr Annelvira Ossoli e sr Vitarosa Zorza, morte a causa della terribile epidemia di ebola, esplosa nello Zaire, attuale Congo, in una cittadina della Regione del Bandundu, Kikwit.
I loro nomi salirono alla ribalta dei giornali e delle TV di tutto il mondo, protagoniste ignare di una pubblicità non cercata, ma divenuta provvidenziale per rodere le coscienze e per far risuonare forte la voce flebile di chi non conta, di chi normalmente non è ascoltato.
I dati resi noti il 2 giugno del 1995 dal Comitato Internazionale di Coordinamento Tecnico Scientifico: l’epidemia di febbre emorragica Ebola a Kikwit, aveva interessato ben 220 casi, 176 dei quali giunti nel giro di pochi giorni alla morte. Il 24 agosto 1995, giorno in cui è stata dichiarata la fine dell’epidemia, i dati salgono a 244 morti, su 315 persone colpite. Età media: 37 anni!

Lezioni di vita

Da alcuni fax, inviati dalle suore allora presenti in Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo) alla Madre Generale, cogliamo messaggi che possono anche oggi farci riflettere, lezioni di vita in grado di abilitarci a diventare capaci di “udire le voci flebili di chi non ha voce”. Li lasciamo nella loro nuda sequenza, tenendo presente che, già in quel momento, una sorella era morta, sr Floralba, e che altre due erano fortemente sospette.

8 maggio, ore 10:14

Siamo nell’esperienza più forte dell’identificazione a Gesù nudo sulla Croce. Le sorelle di Kikwit ci edificano nella testimonianza di fede e di fiducia nell’Amabile Infinito. Non abbiamo notizie circa le famiglie delle sorelle zairesi. Stiamo trepidando, pregando, le comunicazioni con l’esterno sono impossibili visto l’isolamento della comunità. Per il momento nessun’altra notizia se non che l’epidemia si sta propagando nei villaggi e che anche a Mosango …

8 maggio, ore 10:53

Carissima Madre Generale, comprendiamo la tua trepidazione, ma siamo totalmente nelle mani di Dio. Nessuna evacuazione può essere fatta. … È molto duro per voi e per noi accettare questa separazione dalle nostre sorelle…

8 maggio, ore 18:05

Gli avvenimenti dolorosi ci hanno travolto… la vita della Congregazione deve continuare… La situazione è abbastanza drammatica soprattutto all’interno. Ma è necessario conservare la calma. Qui a Kinshasa, non ci sono focolai e tutte le strade verso l’interno sono bloccate…. anche le sorelle di Kingasani sono isolate in casa senza contatti esterni. Le sorelle dell’interno le abbiamo sentite ora. Sr Daniela e sr Dina non sono troppo bene. Le altre sorelle della comunità salutano e ringraziano. Ma le comunicazioni sono difficili. Con affetto vi abbracciamo.

9 maggio ore 13:40

Carissima Madre, lo stato delle due sorelle è sempre uguale… stazionario. Sul posto stanno dandosi da fare per cercare di arrivare a frenare l’epidemia.

Il 13 maggio, la Madre Provinciale sr Annelvira, accorsa per seguire da vicino le suore malate, dice ad una sorella rimasta a Kinshasa: “Il tempo per vivere può essere corto, e allora intensifichiamo il nostro vivere. Nelle condizioni in cui ci troviamo il valore del vivere assume tutta un’altra dimensione. Ci rimettiamo a Dio”.
Ricordare le sei sorelle che hanno scelto di restare anche quando potevano tornarsene; che hanno scelto di condividere, anche quando hanno capito che il prezzo da pagare era alto; che hanno scelto di amare fino all’ultimo, senza eroismi né retorica, ma semplicemente perché “la mia missione è servire i poveri; sono qui per loro: il Padre eterno mi aiuterà”, è un atto doveroso ed insieme saggio.