MAFFERE (Costa d’Avorio)

Circa un anno dopo la prima apertura della Comunità di Aboisso nel novembre 1974, la Madre generale ritorna in Costa d’Avorio per visitare le prime quattro Poverelle, già ben inserite nel contesto. Nell’incontro con i Padri, il Superiore presenta alla Madre i numerosi bisogni delle zone di Mafféré e di Ayamé. La Madre Generale visita le due zone e al suo rientro informa e consulta il suo consiglio: la scelta cade su Mafféré dove le Poverelle si insedieranno nell’ottobre del 1975.

La parrocchia di Maferé dista una trentina di chilometri da Aboisso e si estende su un territorio a triangolo con 130×110 Km di lato. Bella e spaziosa la chiesa parrocchiale costruita dai Padri, grande il salone per la scuola di cucito, due aule per la scuola materna e il terreno per la costruzione della casa delle suore.

Le suore cominciano gradualmente il loro apostolato con aiuto in parrocchia per la catechesi, visite ai villaggi, direzione della Scuola materna, servizio infermieristico nell’ambulatorio statale.

Per dare un avvenire migliore a ragazze semi-analfabete, una suora organizza nei villaggi un corso di cucito con nozioni di igiene. Le giovani sono molte e allora la Congregazione amplia e migliora la struttura della casa, offrendo spazi per la scuola di taglio e cucito e per i vari bisogni che le suore vanno scoprendo. Inizia così una vera scuola di taglio e cucito e altre materie, molto apprezzata dalle autorità locali, con annesso un internato per una continuità nella formazione della gioventù., L’opera educativo-promozionale a favore della donna cresce e si qualifica anno dopo anno.

All’inizio del 1979 la suora che visita i villaggi trova una bimba, nata da pochi giorni, lasciata senza nutrimento perché destinata alla “morte”. La mamma è deceduta dandola alla luce per mancanza di assistenza sanitaria. È la decima figlia; la tradizione degli antenati fa credere che se la bimba vive dopo la morte della mamma, porta maleficio a tutta la parentela: gli spiriti cattivi non staranno in pace, quindi è necessario sacrificare la bimba. E’ logico l’intervento immediato delle suore per evitare la morte di questa creatura. Quanti sono i bambini destinati alla morte non si sa. La Chiesa locale ci chiede di intervenire per quanto ci è possibile. Arrivano così a Mafferè i primi bambini abbandonati, realtà che in seguito farà sentire il bisogno di aprire una Casa di accoglienza tutta per loro ad Adiaké.

Nel dispensario la suora si preoccupa di migliorare l’organizzazione dei servizi con particolare cura dei bambini. Si amplia e migliora la struttura. Una spaziosa terrazza accoglie ogni giorno gruppi di mamme che portano i loro piccoli per il controllo di puericultura e d’igiene. Una sala di degenza accoglie quanti devono essere particolarmente seguiti, evitando loro di andare in ospedale lontani e costosi. Da alcuni anni quel servizio continua con personale laico ivoriano, che si prende cura dell’opera con mezzi e modalità proprie.

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