ABOISSO (Costa d’Avorio)

Mons. Yapi Vescovo ausiliare di Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, aveva conosciuto le suore delle Poverelle negli anni dei suoi studi a Roma, nel collegio di Propaganda Fide. L’11 marzo 1974 viene appositamente in Casa Madre a Bergamo allo scopo di chiedere alla Madre generale, Madre Pieraldina Cusini, un gruppo di suore per la sua terra natia, invitando calorosamente la Madre a visitare i diversi posti da lui offerti per la presenza e il servizio apostolico delle suore. La Madre Generale, dopo preghiera e riflessione, acconsente alla richiesta e, accompagnata dalle segretaria, il 20 maggio parte per la Costa d’Avorio. La sua era una visita molto impegnativa in cui doveva rendersi conto delle varie situazioni e richiedeva a lei la responsabilità di capire cosa “avrebbe voluto il Signore”. La Madre visita, osserva, ascolta e chiede preghiere per un discernimento alla luce del Vangelo, del carisma e dei segni del tempo. Alla fine la decisione: i poveri chiamano e aspettano… le suore andranno tra i fratelli della Costa d’Avorio!

Le prime suore (sr Fiorentilla Menni, sr Annacecilia Molo, sr Valdimira Trabucchi e sr Francaernesta Cunico) arrivano ad Aboisso l’1 novembre 1974.

ABOISSO, nella Diocesi di Grand Bassam, è una cittadina a 120 km di Abidjan, all’epoca con circa 20mila abitanti. È sede della Prefettura e ha un piccolo ospedale, che in qualche modo risponde ai bisogni della popolazione. L’unica parrocchia di Aboisso è quella tenuta dai Padri Stimmatini di Verona, i quali sono presenti anche in altri grossi centri della regione. Aboisso è sede anche di parecchie scuole superiori frequentate da migliaia di studenti.

La casa delle suore è graziosa e semplice, si stacca sul verde rigoglioso della foresta e dalla collina dove è posta, pare come casa posta sul monte perché faccia luce alla cittadina sottostante.

La cappellina all’africana è essenziale: il tabernacolo è fatto a forma di capanna con legno rustico, la tavola dell’altare è sostenuta da liane intrecciate e contorte… così i candelieri, mentre i vasi per i fiori sono fatti di noce di cocco…Tutto sa di una povertà dignitosa.

La Congregazione finanzia la costruzione del pensionato per studenti, voluto dal Vescovo; esso ha una doppia finalità: accogliere un certo numero di studenti delle Scuole superiori e servire come luogo di animazione, di formazione morale e religiosa per la gioventù femminile. Per un periodo alla suora insegnante viene chiesto dalle autorità civili di prendere la direzione della nuova Scuola statale e di formare le insegnanti. Di anno in anno i bambini crescono fino ad arrivare a più di 300. la suora è assunta e pagata dallo Stato. Viene costruita anche scuola materna parrocchiale “La Rosa” per tutti quei bambini che non trovano posto in quella statale.  Nella Scuola materna la presenza delle suore si rivela un’ottima occasione per incontrare le famiglie e le mamme in particolare.

La suora infermiera, dopo il tirocinio al dispensario entra nell’ospedale civile, riconosciuta e assunta dal Ministero della Sanità. Ad essa viene affidato in modo particolare il reparto maternità. Qui la suora avvicina adulti e bambini con la possibilità di curare e nello stesso tempo dare conforto, aiuto e consigli opportuni.

Le suore ottengono il permesso dal Prefetto di entrare in carcere per visitare i prigionieri, curare quelli ammalati, ascoltare le loro tristi e amare storie, con il Padre missionario celebrare l’Eucaristia, garantire loro un po’ di cibo e di vestiario.

Le suore intensificano le visite ai villaggi, la catechesi, l’animazione dei gruppi parrocchiali; si prestano per lezioni di catechismo agli alunni cattolici delle scuole elementari statali, sono disponibili all’accoglienza in casa per soddisfare i bisogni dei poveri.

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