Il Palazzolo e la sua esperienza di vita

Al “cuore” del percorso si situa l’esperienza di vita del sacerdote Don Luigi Palazzolo, dai suoi conterranei chiamato “padre dei poveri”, “amico dei giovani”.
La croce di luce, che dal nucleo centrale si diffonde sull’intero percorso, illumina il cammino e rende partecipe il visitatore dell’esperienza spirituale del Palazzolo: lasciarsi afferrare dall’Amore di un Dio veramente innamorato dell’uomo, di un Padre che ha cura, anzi accarezza i suoi poverelli; seguirlo là, “dove altri non giunge”. Le pareti, bianche e lineari, la continuità degli spazi aperti uno dentro l’altro interpretano l’unità di vita, semplice, concreta e serena di don Luigi, la sua armonica umanità.

Nel primo spazio del nucleo centrale è evidenziata la spiritualità del Palazzolo, ovvero la sua relazione con Dio, dalla quale nasce, si nutre e si consolida l’amore ai fratelli.
La spiritualità del Palazzolo attinge a tre aspetti particolari del mistero di Cristo, così come emerge dai suoi scritti e dalla sua esperienza di vita, in particolare dagli Esercizi vissuti a Roma, S. Eusebio, nel 1869:

  • La contemplazione di Gesù Crocifisso, ignudo sulla croce;
  • L’Eucarestia, come segno di un amore fino alla fine;
  • La devozione all’Addolorata, Colei che partecipò intimamente a quel mistero di morte e di gloria da contemplare con amore “non di sola ammirazione ma di abbracciamento”

L’altare sul quale ha celebrato più volte la S. Messa, la grande croce che teneva nella sua camera e l’edicola della Madonna Addolorata, sono per il visitatore un aiuto nel percepire qualcosa di questa singolare esperienza spirituale.

Il secondo spazio illustra la visione che il Palazzolo ha dell’uomo, la sua antropologia, il suo modo di amare e di servire, la sua pedagogia della gioia.
Il suo pianoforte, i suoi spartiti musicali manoscritti, i burattini che il Palazzolo stesso più volte ha usato per intrattenere ed educare i suoi giovani, alcuni testi di classici antichi e la sua scrivania: tutti oggetti messi lì a ricordarci la passione che Don Luigi nutriva per una vita impegnata e serena, una vita in grado di offrire a tutti, in particolare ai ragazzi più poveri, le opportunità per una crescita armonica.

In un terzo spazio, più articolato, viene rappresentato il suo stile di vita, connotato da semplicità, concretezza, essenzialità, povertà.
Le suppellettili di casa, un tavolo, la sua borsetta, il suo ombrello, le chiavi di casa, sono messe lì quasi a farci incontrare un Don Luigi come se fosse lì, pronto per uscire per una delle sue molteplici predicazioni.
Nell’ambiente accanto viene ripresentata quella che poteva essere la sua camera: un armadio, la panca su cui dormiva, il comodino con il suo Crocifisso e il teschio, le stampelle e, sulla parete, una frase ricorda come il suo vero riposare era solo nella Provvidenza.
Infine, la libreria di nonno Vincenzo Antoine e la poltrona dove il Palazzolo passò gli ultimi giorni e dove fu posto prima dei suoi funerali.

L’esperienza continua attraverso le Suore delle Poverelle e quanti fanno del Carisma del Palazzolo una scelta di vita

L’idea originaria del Palazzolo, condivisa in pieno da Madre Teresa Gabrieli, prima suora delle Poverelle, si diffonde e si attualizza nei vari periodi di vita della Congregazione, ciascuno connotato da persone, eventi, servizi, esigenze, bisogni. Con profondo e incondizionato amore per “i non raggiunti”, con una ininterrotta ricerca degli “ultimi” di ogni “oggi” della storia, la Famiglia delle Poverelle continua, con sempre nuova fedeltà al carisma dei Fondatori, a percorrere ogni strada che conduce al volto di Gesù ignudo sulla croce, un volto senza tempo e senza luogo perché volto di ogni tempo e di ogni luogo.
Il percorso del museo assume a questo punto una linea a spirale. Suddivisa nei periodi storici che fanno riferimento ai “mandati” delle Madri generali che si sono succedute alla guida della Congregazione, la narrazione racconta “spaccati” di storia vissuta attraverso foto, documenti e oggetti vari, il cui valore è soprattutto simbolico e didattico.
Nel percorso il dato storico si intreccia così con l’elemento simbolico: foto e documenti collocano l’esperienza nel suo contesto storico; i burattini evocano la presenza del Palazzolo, i tessuti ricamati in oro simboleggiano la creatività del carisma che sostiene i diversi modi di servire delle Poverelle, “a seconda che l’avvicendarsi dei tempi richiede”.