Laici e religiosi un ponte tra la quotidianità e l’eterno

“I laici appartengono a quel popolo di Dio raffigurato dagli operai della vigna Il ( Mt20,1-2) -dice l’esortazione apostolica Christifedeles laici uscita in seguito al Sinodo dei Vescovi del 1987.

La parabola evangelica spalanca davanti al nostro sguardo l’immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone chiamate e mandate a lavorare in essa.

il lavoro da compiere è unico per tutti: trasformare il mondo -la vigna -secondo il disegno di Dio.

La chiamata e l’imperativo: andate anche voi nella mia vigna è rivolto ad ogni uomo.

Sono, quasi del tutto superati gli steccati che nella tradizione hanno suddiviso le varie categorie di fedeli nella Chiesa: Vescovi, Sacerdoti, religiosi/e, laici, quasi avessero vocazioni diverse o addirittura alternative.

La Chiesa, dal Concilio in poi ha intuito, anche se non completamente realizzato, una ecclesiologia di comunione il cui centro è Cristo che chiama ogni uomo a santità, cioè a vivere in se stesso -nelle sue relazioni -nelle sue opere i sentimenti propri del Figlio. La chiamata che il Signore fa ad ogni uomo perché lavori nella sua vigna responsabilizza ciascuno nei confronti della missione della Chiesa.

E la società da sempre presenta situazioni che richiedono l’intervento di tutti.

Non è lecito a nessuno rimanere in ozio: il disimpegno è sempre stato inaccettabile, ma il tempo presente lo rende ancora più colpevole.

Il Signore chiama :

  • nella coscienza intelligente e responsabile della persona che vede l’uomo ferito ai bordi della strada e si chiede: cosa toccherà a quest’uomo se io non mi fermo (e non tanto: cosa succederà a me se mi fermo) ?

Lasciare l’uomo mezzo morto o vedere in esso un uomo mezzo vivo, quindi possibile di vita completa ?

  • mediante la fede e i sacramenti dell’iniziazione cristiana che inserisce nella vita e nella missione della Chiesa
  • attraverso le vicende storiche della Chiesa e dell’umanità.

La vigna cui ogni credente è mandato è questo mondo con i suoi valori e i suoi problemi, le sue inquietudini e speranze, le sue conquiste e sconfitte. E’ qui che il Signore vuole i suoi discepoli luce, sale e lievito.

La nostra società attuale non è diversa dal campo descritto da Gesù nella parabola

della zizzania : la storia è il luogo in cui, ogni giorno, la libertà umana in modo spesso contraddittorio , accosta bene e male, giustizia e ingiustizia, speranza e angoscia.

Il laico, incorporato a Cristo col Battesimo e costituito membro del popolo di Dio, svolge la stessa missione che Cristo affida a tutto il suo popolo di cui fanno parte le varie componenti.

Unica vocazione, unica missione, con compiti diversi.

I Laici sono Chiesa, come Chiesa sono il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti e i Religiosi .

Figli nel Figlio formano un solo corpo in Cristo

templi vivi e santi dello Spirito

partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo.

  • Ufficio sacerdotale: Gesù ha offerto se stesso in croce e continuamente si offre nell’Eucarestia a gloria del Padre per la salvezza dell’umanità.

I battezzati partecipano a questo sacerdozio diventando sacrificio spirituale a Dio gradito mediante: le opere, la preghiera, le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro, il sollievo spirituale e fisico, le sofferenze della vita sopportate con pazienza e in comunione con i patimenti salvifici di Cristo.

  • Ufficio profetico: Cristo con la testimonianza della vita e con la forza della Parola ha proclamato la presenza del Regno del Padre.

I battezzati, costituiti profeti e testimoni del Risorto, vivendo la vita nello Spirito, sono chiamati ad annunciare con le parole e lo stile di vita quotidiana, la novità e la forza del Vangelo.

Ufficio regale: Cristo è Signore e Re dell’universo.

I battezzati vivono la regalità cristiana lottando perché nella loro stessa vita, ma anche nelle strutture della vita sociale e politica venga vinto il male, il peccato.

La signoria del cristiano si realizza nell’ imitazione di Gesù il quale si è fatto servo per amore, fino al dono totale della Sua vita sulla croce e nell’Eucarestia.

Con il dono della propria attività intelligente e responsabile, il battezzato si mette a servizio della giustizia e della carità.

Nell’uomo, suo fratello, il credente serve e ama Gesù stesso ed è soprattutto chiamato               a dare  valore alla creazione, ordinando il creato al vero bene dell’uomo.

La Chiesa vive nel mondo, anche se non è del mondo (Gv.17, 16) e tutte le vocazioni nella Chiesa hanno lo stesso denominatore comune: trovare nella propria condizione di vita la conformazione a Cristo.

Il mondo è l’ ambito e il mezzo della vocazione cristiana dei fedeli laici, perché il mondo è destinato a glorificare Dio in Cristo Gesù.

Il Battesimo non li toglie dal mondo, ma li chiama a contribuire dall’interno, proprio ,come lievito e sale, alla santificazione del mondo mediante una vita evangelica.

In altre parole, il dono specifico del carisma laicale a servizio della comunità cristiana è quello di sottolineare la tensione all’incarnazione, cioè di trasformare dal di dentro le realtà di questo mondo, avviando in esse la realizzazione del regno.

Per realizzare tale dono e funzione nella Chiesa i laici devono assumere le realtà terrene ed evangelizzarle dal di dentro.

In questo modo i laici ricordano ai religiosi che il Regno inizia qui e ora, non calato dall’ alto, ma costruito giorno dopo giorno, secondo la logica di Gesù che si è incarnato ed ha assunto fino in fondo le conseguenze dello “stare dentro la storia”. L’agire e la testimonianza dei laici sono per i religiosi un aiuto a concretizzare la propria fede.

I religiosi a loro volta hanno nella Chiesa il dono specifico di richiamare a tutti la trascendenza della nostra vita, la relatività delle realtà create e I’assoluto di Dio Creatore.

Ricordano ai laici che il qui-ora non è tutto e che il regno non si identifica solo con questo pezzetto di storia; in tal modo i religiosi sostengono la speranza dei laici.

Se è vero che il laico vive più intensamente la dimensione dell’incarnazione e il religioso quella dell’ escatologia, si può dire che entrambi collaborano a realizzare il ponte che mette in comunicazione Dio e l’uomo .

“Con una bella espressione Paolo vi° diceva che il laico è il ponte tra la Chiesa e il mondo. Per essere ‘ponti’ bisogna essere saldamente cristiani e rigorosamente uomini del nostro tempo, è necessario essere vivi, attivi, responsabili in entrambe le comunità, quella ecclesiale e quella civile. Il laico deve, in un certo senso, rappresentare la Chiesa nel mondo e il mondo nella Chiesa.”

E ‘ come se laici e religiosi costituissero i due piloni che sostengono l’ arcata del ponte entrambi indispensabili, entrambi simili nel fondamento e tuttavia diversi nell’espressione.

I laici realizzano il pilone secolare per protendersi verso quello escatologico.

I religiosi ne rafforzano il pilone escatologico per protendersi verso quello secolare. n ponte è unico: congiunge la quotidianità, le realtà terrene con le realtà definitive. I laici assumono con serietà le realtà terrene e le sospingono verso la loro verità definitiva .

I religiosi danno priorità alle realtà eterne e ne protendono il fascino sulle realtà umane.

Sono due punti di partenza diversi, ma entrambi poggiano sulla preoccupazione di costruire una città terrestre che non sia estranea alla città di Dio.

Stessa vocazione, stessa missione per vivere e dire che

Il Regno di Dio è già presente e operante nel mondo, ma non è ancora manifestato nella sua pienezza.

E’ visibile, ma la realtà più profonda è nascosta;

è una storia che si realizza nel tempo, ma il più è promessa che deve realizzarsi al di fuori della storia ;

avanza anche con I ‘impegno umano, ma irromperà un giorno come realtà totalmente gratuita ;

siamo chiamati a costruirlo giorno per giorno, ma siamo chiamati anche a chiederlo come dono dall’ Alto “.

La complementarietà della vocazione laicale e religiosa rende presente in modo più completo il volto di Dio.

Dio infatti non è tutto nel già -qui -ora e neppure nel non ancora.

Dio si rivela nella relazione di queste due tensioni di incarnazione e trascendenza.

La vocazione laica tende a sottolineare l’appartenenza -presenza al mondo “siete nel mondo” ;

quella religiosa evidenzia il momento del distacco “ma non siete del mondo”

Complementarietà – Reciprocità

Si è parlato di “complementarietà” delle due vocazioni: religiosa e laicale, ma per  descrivere questa relazione con un termine più ricco e dinamico si preferisce usare: reciprocità.

Quali sono gli apporti “in più” che questo termine esprime?

Complementarietà, può significare che una parte completa ciò che manca all’altra. Se per fare una unità occorrono diverse parti, ciascuna parte è complementare all’altra.  L’immagine dell’incastro rappresenta bene questo concetto.

Reciprocità vuole dire che, non solo ogni singola parte integra ciò che manca all’altra, ma ogni parte aiuta l’altra ad essere di più “se stessa”. Si tratta cioè non di stare vicini a “incastro”, ma in uno “scambio” dove ciascuno arricchisce  e fa crescere l’altro.

Questo concetto diventa semplice e chiaro se pensiamo alle relazioni dentro la vita di coppia e la famiglia:

Un matrimonio non è lui e lei che, restando esattamente uguali a prima (a pensare, a comportarsi, a gestire i propri beni come singoli) adesso stanno sotto lo stesso tetto, mangiano allo stesso orario, uniscono i soldi per pagare l’affitto, sono facilitati a custodire i figli perché sono in due a turnarsi, ecc… No! Ma la vita dell’uno cambia di molto in relazione alla vita dell’altro; e la fatica è proprio quella di realizzare una “comunione vera” senza che ciascuno perda la sua propria “identità”, e nello stesso tempo in modo che “ciascuna identità cresca” in relazione all’altro.

Se il rapporto è positivo, l’uno e t’altra si sentono sempre più se stessi e contemporaneamente sempre più aperti all’altro, sempre più uniti.

I rischi della relazione suore-laici possono essere:

*l’oscillare tra piani paralleli, dove ciascuno cerca di fare la sua parte senza vero confronto con l’altro, dove si resta prevalentemente sulle difensive, dove si aspettano risultati fecondi senza la fatica del porre le premesse necessarie e la pazienza dell’aspettare i “tempi favorevoli”

* la confusione, dove tutti si sentono investiti di tutto, tutti si interscambiano in tutto, e alla fine ci si ritrova con un grande vuoto di identità, e quindi un disorientante vuoto di senso (soprattutto sul versante dei religiosi, dove l’identità non è sostenuta dagli elementi umani della famiglia e della realizzazione professionale).

Rischi indubbiamente superabili nel confronto sereno e nella fedeltà ciascuno alla propria vocazione e alla propria missione nella Chiesa

Espressione del legame profondo tra la Fraternità e la Congregazione delle Suore delle Poverelle è la compartecipazione allo stesso carisma, dono di Dio alla Chiesa attraverso don Luigi M. Palazzolo. (Art. 25 dello Statuto)

La Fraternità è “associazione propria” della Congregazione (cfr CIC 303-312)  che conosce e ama i membri dell’Associazione, e sostiene e promuove lo sviluppo della stessa.

In particolare la Congregazione si impegna a:

  • Animare con particolare sollecitudine i membri e l’Associazione perché siano permeati dal genuino spirito palazzoliano (cfr. CIC  677/2)
  • collaborare nelle proposte formative ed assicurare suore incaricate per la formazione carismatica dei membri;
  • condividere lo sviluppo del carisma e della sua missione, accogliendo e promuovendo la ricchezza della vocazione laicale. (Art. 27 dello Statuto)