Identità del laico

IDENTITA’ DEL LAICO

Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa
che uscì all’alba per prendere a giornata
lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro
per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna”
(Mt. 20, 1-2)
“Andate anche voi nella mia vigna”
(Mt. 20, 4)

La “Fraternità don Luigi M. Palazzolo” è formata da laici che, chiamati dallo Spirito,  intendono realizzare nella Chiesa una esperienza di fede e di servizio ai più poveri secondo il carisma  di don Luigi Maria Palazzolo. (Art. 1 dello Statuto)

La vigna è il mondo intero. L’appello del Signore “Andate anche voi nella mia vigna”              è rivolto ad ogni uomo; la chiamata, dunque, non riguarda soltanto i religiosi, ma si estende a tutti, anche ai fedeli laici che rappresentano proprio quegli “operai della vigna” di cui parla il vangelo di Matteo.

Il Signore stesso invita tutti ad unirsi intimamente a Lui ed a collaborare con Lui: uomini e donne, bambini, giovani, adulti, anziani e malati.

I fedeli laici devono oggi far fronte ad urgenze e problemi particolari del mondo, quali: l’indifferentismo religioso, l’ateismo, il secolarismo, il predominio del più forte sul più debole, sia a livello di singoli e che di nazioni, la corsa sfrenata al possesso.

Oggi sono tante le violazioni alle quali è sottoposta la persona umana; il potere economico e i sistemi politici disumani ledono i diritti fondamentali delle persone            (es. il diritto alla vita, il diritto alla casa ed al lavoro, il diritto alla partecipazione alla vita pubblica e politica, ecc.).

Nell’annuncio che la Chiesa ogni giorno fa di Gesù Cristo come fonte di gioia, i fedeli laici hanno un posto insostituibile; sono, infatti, i fedeli laici che rendono presente la Chiesa nei più svariati settori del mondo, come segno e fonte di speranza e amore.

“Irrinunciabile è l’apporto dei fedeli laici alla vita ecclesiale: è infatti insostituibile il posto che essi hanno nell’annunciare e servire il Vangelo della speranza…E’ di capitale importanza suscitare e sostenere specifiche vocazioni a servizio del bene comune: persone che, sull’esempio e con lo stile di quanti sono chiamati ‘padri dell’Europa’, sappiano essere artefici della società europea del domani, fondandola sulle basi solide dello spirito” (da Ecclesia in Europa, n. 41)

“impegno dei fedeli laici alla testimonianza evangelica, all’assunzione di nuove forme ministeriali, soprattutto a essere, nella società e nei diversi ambienti di vita, capaci di vigilanza profetica e costruttori di una città terrena in cui regnino sempre più la giustizia, la pace, l’amore.” (da comunicare il vangelo in un mondo che cambia, n.67)

CHI SONO I FEDELI LAICI?

La Costituzione “Lumen gentium” recita:

“Col nome di laici si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito dalla Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col Battesimo e costituiti Popolo di Dio e, a loro modo, resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano”.

Nella definizione di “laico” assume una particolare rilevanza il Battesimo, poiché esso rappresenta una nuova nascita, una rigenerazione, ci unisce a Gesù Cristo e al suo corpo che è la Chiesa (i battezzati sono “pietre vive”; così li definisce Pietro).

Ciò che ci permette di distinguere il laico dal religioso è l’ “indole secolare”. In quanto fedeli laici viviamo nel secolo, cioè siamo coinvolti negli affari del mondo e nella vita familiare e sociale.

Il mondo, dunque, risulta essere l’ambito e il mezzo della nostra vocazione cristiana in quanto fedeli laici.

I fedeli laici sono chiamati:

  • alla SANTITA’: nell’ordinaria vita professionale e sociale, col mettersi al servizio dei fratelli, specialmente se piccoli, poveri e sofferenti.
  • alla COMUNIONE: comunione con Cristo e tra cristiani. Il Battesimo è il fondamento della comunione nella Chiesa. Chiesa significa comunione dei Santi.
  • all’UNITA’: perché tutti siamo una cosa sola; tanti sono i carismi, ma uno solo è lo Spirito che li dona, che li sostiene.

Proprio perché i fedeli laici vivono nel mondo, oggi si vengono a scontrare con vari problemi: la società del benessere e le conseguenze di uno sviluppo non equilibrato;        la diffusione delle sette e l’apatia religiosa; l’egoismo fatto sistema ed una cultura di morte che tocca le radici del senso del vivere.

La risposta che loro dovranno dare è quella di una nuova evangelizzazione; oggi più che mai è urgente “far propria”  la missione della Chiesa e la vocazione di annunciare il Vangelo “a tutte le creature e fino alla fine del mondo”. (cfr.Mt. 28)

Ai fedeli laici è richiesto di testimoniare come la fede cristiana rappresenti l’unica risposta pienamente valida ai problemi che la vita pone ad ogni uomo ed e alle speranze che ne abitano il cuore.

“La carità, ricevuta e donata, è per ogni persona l’esperienza originaria nella quale nasce la speranza…La sfida per la Chiesa nell’Europa di oggi consiste quindi, nell’aiutare l’uomo contemporaneo a sperimentare l’amore di Dio Padre e di Cristo, nello Spirito Santo, attraverso la testimonianza della carità, che possiede in se stessa una intrinseca forza evangelizzante”

(da Ecclesia in Europa, n. 84)

VIVERE IL VANGELO SERVENDO LA PERSONA E LA SOCIETA’

La Chiesa, nel compimento della sua missione, deve pensare innanzi tutto all’uomo.           Per questo motivo è necessario tener presente alcuni punti:

  1. Rispetto della dignità personale: costituisce il fondamento dell’uguaglianza di tutti gli uomini. No alle discriminazioni!

“Un impegno speciale deve riguardare alcuni aspetti della radicalità evangelica che sono

spesso meno compresi, fino a rendere impopolare l’intervento della Chiesa, ma che non

possono per questo essere meno presenti nell’agenda ecclesiale della carità. Mi riferisco al

dovere di impegnarsi per il rispetto della vita di ciascun essere umano,  dal concepimento

fino al suo naturale tramonto” (da Novo Millennio Ineunte, n.51)

La Chiesa e i fedeli laici sono chiamati a riscoprire e a far riscoprire la dignità

inviolabile di ogni persona umana.

Il riconoscimento della dignità personale esige il :

  1. 2. Rispetto dei diritti della persona umana: naturali, universali e inviolabili;              in particolare il diritto alla vita. Esso rappresenta la condizione per tutti gli altri diritti della persona. “…è necessario servire il Vangelo della vita anche attraverso una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo infatti costruire una nuova cultura della vita” (da Ecclesia in Europa, n. 96)

Il rispetto della dignità personale, che prevede la difesa e la promozione dei diritti umani, esige il riconoscimento della:

  1. Dimensione religiosa dell’uomo: il rapporto con Dio è elemento costitutivo dello stesso “essere” ed “esistere”  dell’uomo.

Le persone singole e le comunità devono essere libere di professare e praticare

la  propria  religione  poiché  questo  è  un  elemento  essenziale  della  pacifica

convivenza degli uomini. “La persona umana ha diritto alla libertà religiosa e tutti, in

ogni parte del mondo, devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi

sociali e di qualsivoglia potestà umana” (da Ecclesia in Europa, n. 57)

Il rispetto della persona umana si pone come elemento basilare per la strutturazione della società, quindi:

  1. Mettersi a servizio della società: guardando alla famiglia e alla coppia come prima ed originaria espressione della dimensione sociale dell’uomo; “Uomo e donna li creò” (Gen. 1, 27)  Dunque la coppia e la famiglia rappresentano il primo spazio per l’impegno sociale dei fedeli laici.

“ La famiglia è il luogo privilegiato dell’esperienza dell’amore, nonché dell’esperienza e della trasmissione della fede.  La famiglia cristiana è inoltre il luogo dell’obbedienza e della sottomissione reciproca e della manifestazione dell’alleanza tra Cristo e la Chiesa.”

(da Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n.52)

Compito dei fedeli laici è rendere la famiglia consapevole della sua identità di primo nucleo sociale di base poiché essa divenga sempre più protagonista attiva della propria e altrui crescita e partecipi attivamente alla vita sociale.

  1. La carità e la giustizia: non possono essere separate. I fedeli laici non possono evitare la partecipazione alla politica, destinata a promuovere il bene comune. Una politica per la persona e per la società trova il suo criterio basilare nel perseguimento del bene comune e nella difesa e promozione della giustizia.

“E’ importante realizzare un genuino rapporto fra carità e giustizia nell’impegno sociale del cristiano, superando pigrizie e preconcetti…” (da Evang. e testimonianza della carità, n. 38)

6. Laici come “operatori di pace”: lo stile e il mezzo per una politica che abbia

come fine il vero sviluppo umano è la solidarietà. “I rapporti fra le Comunità

politiche vanno inoltre regolati secondo giustizia: il che comporta, oltre che il

riconoscimento dei vicendevoli diritti, l’adempimento dei rispettivi doveri”

(da Pacem in Terris, n.51)

Il frutto dell’attività politica solidale è la pace. I fedeli laici devono far proprio il compito di essere “operatori di pace”.

7. Lavoro: i fedeli laici devono compiere il loro lavoro con competenza professionale, con onestà umana e con spirito cristiano, come via della propria santificazione. “Alla Chiesa è chiesto di ricordare che il lavoro costituisce un bene di cui tutta la società deve farsi carico. Riproponendo i criteri etici che devono guidare mercato ed economia in uno scrupoloso rispetto della centralità dell’uomo, la Chiesa non tralascerà di ricercare il dialogo con le persone impegnate a livello politico, sindacale ed imprenditoriale” perché sia promossa una “globalizzazione della solidarietà e dei connessi valori di equità, giustizia e libertà” (cfr.Ecclesia in Europa, nn.  87  e 112)

TUTTI SONO CHIAMATI ALLA VIGNA DEL SIGNORE

Il Signore chiama tutti gli operai alla sua vigna: giovani, bambini, adulti e anziani perché ognuno di loro possa dare in misura diversa il proprio contributo.

–          Giovani: rappresentano la sfida per l’avvenire della Chiesa “sentinelle del mattino”,  “speranza dell’umanità” sono definiti dal Papa.

–          Bambini: importanti per le loro condizioni spirituali e morali. Il Signore Gesù assicura ad essi il regno dei cieli.

“In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perché chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio accoglie me”. (Mt. 18, 3-5)

–          Anziani: persone ricche di sapienza. Il ruolo dell’anziano nella Chiesa e nella società è quello di testimoniare la tradizione di fede.

“E’ urgente assumersi la responsabilità di trasmettere pazientemente il senso di ciò che ci ha preceduti… non per irrigidirci o ripiegarci sul passato, bensì per trasmetterne lo spirito, pur nel necessario mutare delle forme…nessuno può saggiamente guardare avanti senza confrontarsi seriamente con il proprio passato”

(da Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n.42)

Malati e sofferenti: sono mandati anche loro come operai nella vigna del Signore: partecipano alla crescita del regno di Dio utilizzando modalità nuove, anche più preziose.”…similmente molti malati possono diventare portatori della gioia dello Spirito Santo in molte tribolazioni ed essere testimoni della risurrezione di Cristo..”  “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (cfr. C.L.  53)

Uomini e donne: la ragione fondamentale che esige e spiega la compresenza e la collaborazione degli uomini e delle donne è il disegno originario di Dio che, sin dall’inizio, ha voluto l’essere umano come “unità di due”. “Alla Chiesa è chiesto di annunciare con rinnovato vigore ciò che il Vangelo dice sul matrimonio e sulla famiglia, per coglierne il significato ed il valore nel disegno salvifico di Dio” (da Ecclesia in Europa, n. 90)

“Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto a lui simile (Gen.2,18)

Dio ha affidato l’uomo alla donna perché la donna sembra avere una particolare sensibilità per l’uomo, soprattutto grazie all’esperienza della maternità.

“…Vi sono aspetti della società contemporanea che costituiscono una sfida per la

capacità che le donne hanno di accogliere, condividere e generare nell’amore, con

tenacia e gratuità” (da Ecclesia in Europa, n. 42)

Per questo contiamo molto sulla solidarietà tra le famiglie, ma anche sulla

creazione di nuove forme ministeriali tese ad ascoltare, accompagnare e sostenere

una realtà dalla quale dipende molto il futuro della Chiesa e della stessa società.

Le nostre parrocchie dovrebbero essere sempre più luoghi di ascolto e di sostegno

delle famiglie in difficoltà   avendo  ben chiaro che la medicina dell’amore fraterno

e della misericordia è l’unica in cui la Chiesa creda fermamente”

(da Comunicare il Vangelo…n.52)

LA FORMAZIONE DEI FEDELI LAICI

“Io sono la vite, voi i tralci”

(Gv. 15,5)

L’Associazione propone un cammino formativo così suddiviso:

* formazione di base

* formazione permanente

* formazione dei responsabili e animatori della  Associazione.

Laici della Fraternità e suore delle Poverelle, desiderando accogliere e testimoniare lo stesso carisma, condividono volentieri le iniziative formative ritenute idonee per entrambi. (Art. 21 dello Statuto)

Nel periodo della formazione di base la persona è aiutata a:

* consolidare la sua formazione cristiana;

* conoscere e approfondire l’esperienza di vita del Palazzolo, fondatore delle Suore delle Poverelle, e lo spirito che ne anima la specifica missione tra i poveri;

* conoscere e vivere lo Statuto. (Art. 22 dello Statuto)

Ogni membro della Fraternità, sostenuto dal gruppo, si impegna in un cammino di formazione permanente i cui contenuti sono:

a) lo spirito del Vangelo

b) il carisma di don Luigi Maria Palazzolo,

c) l’impegno del cristiano nella Chiesa e nel mondo. (Art. 23 dello Statuto)

L’immagine evangelica della vite e dei tralci mostra la chiamata a crescere, a portare sempre più frutto. Il fedele laico non può evitare di rispondere alla chiamata di Dio.   In questo dialogo tra Dio e l’uomo si trova la necessità di una formazione integrale e permanente dei fedeli laici. “La condizione storica nella quale ci troviamo raccomanda, anzi esige, una vigorosa scelta formativa dei cristiani. Si tratta di garantire qualità formativa ad ogni momento ed incontro propost; dare spazio a momenti propriamente culturali; ripensare coraggiosamente il volto spirituale che è dato di incontrare, in questi anni, a chi osserva le nostre comunità” (cfr: Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, pg. 98)

La formazione dei fedeli laici dovrà avere come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione.

I fedeli laici devono essere “formati” ad una unità di vita, cioè nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: la vita spirituale, da un lato, e quella secolare, ossia la vita di famiglia, di lavoro, di rapporti sociali, dall’altro.

Considerato che la formazione spirituale dovrebbe occupare un posto privilegiato nella vita di ognuno, è proprio il Papa che svolge il ruolo di primo formatore dei fedeli laici.

Nelle chiese particolari, il Vescovo ha una responsabilità personale nei confronti dei fedeli laici che deve formare attraverso l’annuncio della parola, la celebrazione dell’Eucarestia, l’accompagnamento pastorale.

La parrocchia deve educare i fedeli all’ascolto della parola e all’esercizio della carità. Nella formazione dei fedeli laici speciale significato acquista la testimonianza e l’aiuto dei sacerdoti e delle religiose.

Infine, la famiglia cristiana costituisce una scuola fondamentale per la formazione della fede; attraverso il matrimonio, infatti, il padre e la madre ricevono ed assumono il ministero dell’educazione cristiana nei confronti dei figli. In tale famiglia i figli imparando le prime parole imparano ad amare Dio.