Il carisma Palazzoliano

IL CARISMA PALAZZOLIANO

nel suo nucleo di spiritualità, stile di vitae missione

“Espressione del legame profondo tra la Fraternità e la Congregazione delle suore delle Poverelle è la compartecipazione allo stesso Carisma, dono di Dio alla Chiesa attraverso don Luigi M.Palazzolo” (art. 25 dello Statuto)

Parlare di carisma significa parlare di quel dono che lo Spirito Santo offre a una specifica persona , per il bene dell’intera comunità cristiana.

Il carisma del beato Luigi Palazzolo ha le sue radici e trova la sua autentica chiave di lettura nel cuore stesso del vangelo:

Il mistero di un Dio che, spogliandosi della sua Divinità,
famiglia di Nazareth, si fa servo degli uomini fino a lavare
loro i piedi, ci ama fino alla nudità assoluta della croce, dove
si incarna,vive per trent’anni nell’umiltà e laboriosità della
offre la sua vita per noi peccatori

“Per questo il primo libro di formazione è il Vangelo di Gesù Incarnato, Crocifisso e Risorto che, rivelandoci l’Amore del Padre Amabile Infinito, ci provoca a non dire mai basta nel nostro amore-servizio ai fratelli” (art. 2 dello Statuto)

La vita del Palazzolo stesso altro non è che la scoperta, l’adesione, la risposta progressiva a questo mistero d’amore e di salvezza, dietro Gesù, come Gesù.

Tutto ciò nel Palazzolo non è rimasto sul piano del desiderio, o della spiritualità disincarnata, ma si è concretizzato in una scelta di vita completamente aperta a Dio e, quindi, completamente offerta ai fratelli più poveri, nella semplicità e umiltà del quotidiano.

“I membri della Fraternità si impegnano concretamente a condividere la spiritualità e la missione della Congregazione, a vivere nella propria realtà quotidiana il Carisma del Palazzolo con amore di preferenza agli ultimi, a collaborare con le suore nel servizio ai fratelli più poveri”( art. 26 dello Statuto)

Don Luigi Palazzolo compone, con la forza incisiva del suo amare e del suo servire,   l’ “inno alla carità” che si connota di alcune note molto specifiche:

Grande fede – fiducia in Dio,Padre Amabile Infinito, Padre di misericordia “veramente innamorato degli uomini”.Certezza che tutta la nostra vita è nelle Sue mani e che la Sua Provvidenza tutto volge al bene dei suoi figli.

Se ci lasciamo penetrare dal Suo Infinito Amore,la nostra vita verrà “ribaltata” , sapremo metterci al servizio di ogni persona, affidandoci alla Sua Divina Provvidenza ,che non è fatalismo o passività ma fattiva corresponsabilità con l’azione onnipotente di Dio.

Ci si affida alla Provvidenza perché si sa di essere comunque limitati, di non essere “onnipotenti” nel rispondere a tutti i bisogni o nel risolvere ogni difficoltà.

“Non diffido della divina Provvidenza,il Signore sa che ho qui le sue anime da mantenere,Egli che pensa anche agli uccelli,mi provvederà anche per le mie care suore ed orfanelle” (LP lett. 319)

“In breve fare tutto ciò che possiamo dal canto nostro, e poi confidare tutto in Dio” (LP lett. 367)

“ L’associato, nel suo ambiente di vita e di lavoro, secondo il carisma del Palazzolo: – si impegna ad assumere uno stile di vita che esprima semplicità e sobrietà  fiducia

nella Provvidenza, accoglienza, spirito di servizio e di condivisione, gioia;

– è attento alle varie forme di povertà;

– evita ogni compromesso con qualsiasi forma di ingiustizia sociale;

– ridesta le coscienze di fronte al dramma della miseria, testimonia e promuove una

cultura della carità” (art. 14 dello Statuto)

Gioia, perché Dio è la gioia, perché nel Signore e nel Suo amore per noi, troviamo l’unica realtà che veramente dà “pienezza” alla nostra vita, fiducia e speranza al nostro futuro.

Gioia anche nelle tribolazioni, perché Dio non abbandona mai chi confida in Lui.

Il Palazzolo suggerisce la gioia: una gioia che è frutto della speranza di Dio dentro di noi e illumina di speranza il nostro vissuto.La gioia nasce dalla consapevolezza di non essere mai abbandonati dal nostro Padre, ma di poterci abbandonare nelle sue braccia che sono sempre accoglienti e misericordiose.Nella dimensione della gioia, di questa gioia, si ha il coraggio di dimenticare la paura del domani e si dona pienamente se stessi nel momento presente.La persona che vive con questa gioia dentro diventa un ripetitore di gioia e semina tra i fratelli bene.

“Tu sta allegra e non avvilirti; quello che ti fa di bisogno, non lasciartelo mancare, come pure per le suore ed orfanelle, e confida che la Divina Provvidenza non ti mancherà”(Lett. T.G. pg1172)

“Che siano tristi quelli che servono il demonio, lo capisco; ma noi no, e poi no, perché serviamo Gesù Cristo che è il gaudio del Paradiso!”(Lett L.P.474)

Grande amore agli uomini soprattutto a quelli meno fortunati e meno amati ; i più poveri, gli esclusi, gli abbandonati, i rifiutati, così come ha fatto Gesù. Perché Gesù si è identificato con loro; sul loro volto noi vediamo il volto di Dio; amando loro noi amiamo concretamente Dio; scegliendo e servendo “i più poveri” noi rendiamo visibile “come Dio ci ha amati”

“L’esperienza di carità fra i membri aiuta a vivere con gioia, nel proprio contesto di vita e nel mondo, l’ideale evangelico di dedizione a Cristo presente negli ultimi, secondo la coraggiosa frase programmatica del Palazzolo: Io cerco e raccolgo il rifiuto di tutti gli altri, perché dove altri provvede lo fa assai meglio di quello che io potrei fare. Ma dove altri non può giungere, cerco di fare qualcosa io, così come posso”.(art. 5 dello Statuto)

Questa “preferenza” nasce da un profondo senso di giustizia.Infatti non discrimina né etichetta nessuno, ma “riserva le forze” per chi è meno fortunato di altri.Il Palazzolo ci insegna che, prima di aver bisogno di assistenza, i poveri hanno bisogno, come tutti, di essere stimati e amati.Ricordiamoci che la persona va raggiunta e servita nella sua interezza, in uno stile di reale condivisione e di promozione umana.In concreto, oggi, significa fondare la propria attività ponendo al centro di ogni scelta e di ogni azione la persona umana.Una strada per essere attenti alla persona nella sua globalità è la scelta di un intervento che sempre e comunque promuova la crescita di ogni persona.Promuovere la persona nella sua interezza porta ad analizzare in modo profondo la realtà sociale per ricercare risposte finalizzate a ridurre e, se possibile, eliminare le cause che generano situazioni di bisogno.

“E’ la sintesi del mandato della carità: istruire il povero culturalmente, religiosamente, moralmente, dopo averlo soccorso, ospitato, sfamato, sì che egli se cessa di essere povero abbia rispetto per la  povertà altrui, e se resterà povero lo sia in modo diverso, con dignità”(G. Belotti”Il beato Luigi Palazzolo” pg19)

Disponibilità a mettere in gioco non solo i propri beni materiali ma prima di tutto se stessi, le proprie capacità, il proprio tempo, i propri progetti, le proprie sicurezze, il proprio cuore ….

Disponibilità a vivere e promuovere la giustizia e l’amore per i poveri coinvolgendosi e pagando di persona.

Il Palazzolo suggerisce la disponibilità intesa come capacità di essere a servizio sull’esempio di Gesù. Per essere disponibili occorre esercitare la propria volontà, saper decidere, sapersi schierare, sapersi compromettere.Decidere di fare o di essere qualcosa comporta avere in noi la speranza di farcela, il coraggio di dare seguito con i fatti alla nostra decisione, la volontà di superare quegli ostacoli che sempre troveremo davanti a noi.Per esercitarsi nella volontà e diventare sempre più persone disponibili occorre non rinunciare alla dimensione del sacrificio, che non spaventa ma che viene vissuto senza tormento e aiuta a crescere.

Un atteggiamento disponibile è inevitabile per chi vuole condividere la vita con i poveri, soprattutto non dobbiamo dimenticare che lo spirito di servizio che ci anima deve rifarsi all’immagine dell’organo che suona, scritta dal Palazzolo nella lettera 392, e che si può tradurre nei tre verbi intervenire – adattarsi – ritirarsi :

“Se volete essere benedette da Dio, dovete fare così.Se vi dicono di cantare quando mancano gli altri, cantate, se no tacete, se vi tagliano fuori a mezzo il canto, tacete.

Se dopo un po’ vi dicono di cantare, cantate e non vogliate essere da meno dell’organo nel servire a Dio, il quale canta e tace secondo che lo fanno cantare o tacere…”( Lett. L. P. 392 )

Scelta di amare e servire i poveri „da poveri“, cioè con l’atteggiamento di chi non si sente benefattore, ma fratello; con la convinzione che l’amore evangelico ai poveri invita a “stare dalla parte dei poveri”, cercando di capire profondamente le loro sofferenze e le loro speranze; disposti a condividerne la vita, i disagi, l’emarginazione, le attese; a “fare famiglia” con loro.

La povertà secondo il Carisma del Palazzolo è una via capace di condurci alla vera accoglienza e accettazione della provvidenza di Dio; non si intende solo ed esclusivamente la povertà spirituale , ma proprio la povertà economica. Questo è un punto difficile mai risolto sul quale bisogna ogni giorno fare discernimento.E’ sicuramente più facile la vita dell’eremita che si ritira nel deserto, che vivere nelle contraddizioni della vita quotidiana accettando la gestione dei beni materiali e un sistema economico segnato dalle regole di mercato, cercando di infondervi lo spirito di povertà evangelica.Questa povertà nell’uso delle cose è difficilissima e nessun manuale ci offre la soluzione. D’altra parte chi accetta di entrare nella complessità della vita deve anche accettare di non sapere sempre se la sua scelta è giusta e di mettersi in questione, di essere criticato, facendo poi ciò che gli sembra meglio e lasciando alla storia il giudizio.Nella scelta di servire i poveri noi scegliamo di misurarci più da vicino anche con il nostro limite, il nostro essere poveri, la nostra fatica ad accettarci come siamo, la nostra capacità di sperare sempre nel bene e di affrontare con fiducia e ottimismo le nostre difficoltà.Attualizzare il “servire i poveri da poveri” significa sentirsi alla pari con ogni uomo, nella volontà di creare relazioni partendo dal vissuto e dalle aspettative dell’altro. Per realizzare tale incontro è indispensabile porsi in ascolto dell’altro, accoglierlo, farsene carico.Prima che nella soluzione dei problemi, la qualità dell’aiuto si realizza nella condivisione del disagio, della sofferenza, della difficoltà.Là dove è necessario intervenire in situazioni di emergenza, occorre saper utilizzare al meglio gli strumenti a portata di mano, che a volte non sono i mezzi che sarebbero necessari, ma quelli che sono possibili.

“Quando si ha fame e non si ha il cucchiaio d’argento per mangiare, si usa quello di ottone, e se non si ha di ottone si usa quello di legno, e se non c’è quel di legno si usa la forchetta per mangiare il fisso e poi si beve il brodo…E le mie suore se non hanno proprio le cose a puntino non sono capaci di ingegnarsi?” ( LP Lett. 520 )

Unificazione tra fede e vita tra la Parola che si ascolta e si prega, l’Eucarestia che si celebra e la vita concreta che ciascuno è chiamato a vivere.

La contemplazione dell’amore di Dio, manifestato in Gesù che muore crocifisso per noi, porta ad accogliere in modo vero e fecondo tale amore trasformandolo in “amore condiviso con i fratelli”, con l’evangelica preferenza per i più piccoli e i più poveri.

Già in quanto cristiani siamo chiamati a vivere la nostra vocazione in “unità di vita”: nella famiglia, nella comunità, nel territorio, nella nostra professione, nella vita sociale.

Il Palazzolo è stato un solerte e instancabile lavoratore, ha operato nella concretezza quotidiana, sperimentando e rischiando nuove vie, per rendere la dimensione del lavoro più partecipata agli ultimi. Il Carisma ci stimola a vivere pienamente il lavoro come occasione per Dio: più tu lavori più Dio diventa creatore. Il Carisma ci pone di fronte le ingiustizie e ci chiede di orientare il nostro lavoro perché la dimensione della solidarietà sia costruita e resa visibile attraverso il nostro modo di lavorare.

Anche se i grandi meccanismi economici non potranno essere variati dal nostro piccolo contributo, siamo chiamati a vivere la giustizia, tentando tutte quelle strade che attraverso il lavoro possano costruire l’uguaglianza.

Inoltre il Palazzolo mette al centro del suo agire gli ultimi, occorre quindi dare voce ai poveri, allontanando la paura di non avere i mezzi sufficienti per corrispondere al bisogno, ma impegnandoci fattivamente “così come posso”.

I poveri ci interpellano “oggi” noi dobbiamo tentare delle risposte, perché Dio può attendere ma il povero no, Il carisma del Palazzolo ci invita a servire il povero in ogni dimensione e quella politica è una dimensione del tutto laica

“L’essere nella Fraternità si esprime con la volontà di continuare a realizzare la propria vocazione di cristiano, come persona singola, come coppia, come famiglia, nell’ambito della vita quotidiana, aprendo il cuore e la vita concreta ad una sempre maggiore sensibilità evangelica verso tutte le forme di povertà oggi esistenti nel mondo” (art. 6 dello Statuto)

Comunione con la Chiesa locale e universale. Comunione fattiva, disponibile ai suoi pastori, visti come strumenti della volontà del Signore e come garanti della unità della Chiesa.

Impegno a lavorare con umiltà per la Chiesa e nella Chiesa, a stimare e promuovere ogni altra potenzialità di bene presente in essa, per riservarsi a “fare quel po’ di bene che si può, la dove altri non arrivano”.

Il Palazzolo sentiva forte il senso di appartenenza alla Chiesa e la comunione con i suoi Pastori e lo trasmetteva fortemente ai ragazzi dell’oratorio e a quanti collaboravano con lui.

Il nostro impegno dentro la chiesa locale non può essere generico, ma radicato nel carisma specifico che lo Spirito ha affidato al Palazzolo per il bene della chiesa stessa.Vivere la comunione ecclesiale è anche apprezzare  e valorizzare il bene promosso da altri.

“…Non si prendano pensiero se si apriranno altri oratori; le nostre suore continuino col loro spirito, e consoliamoci che facciano del bene anche gli altro” “Ho sentito che facevate in paese una grande festa per l’apertura dell’oratorio nuovo dei salesiani. Spero che anche voi avrete condiviso questa festa, cioè vi sarete consolate, perché si ha sempre da desiderare che del bene se ne faccia…”( TG Lett. 117 e 946 )

Il carisma del Palazzolo si inserisce in modo attualissimo dentro

quella “opzione preferenziale per i poveri” e quella “evangelizzazione

attraverso la testimonianza della carità” che la Chiesa sta oggi

annunciando e promuovendo con coraggio e forza in tutto il mondo.

“L’associato vive la comunione con la Chiesa, si impegna a conoscere le indicazioni del magistero, in particolare quelle che si riferiscono all’impegno del cristiano nella carità e nella solidarietà, esprime una particolare adesione al Papa e ai Vescovi, secondo quanto il Palazzolo raccomanda” (art. 7 dello Statuto)

Qualche interrogativo per il confronto con gli altri…

–         Il Palazzolo ha vissuto e proposto una preghiera semplice, popolare, piena di fiducia, capace di dare gioia…Come vivere questa preghiera ? Come sperimentarla e condividerla con altri ?

–         Non sempre siamo coscienti del valore dei “piccoli passi” che rendono bella e feconda la quotidianità, vissuta semplicemente. Quale spazio ha la semplicità nella mia vita?

–          “Andare verso i poveri da poveri”: che senso e quali traduzioni concrete può avere questo criterio del Palazzolo per i laici oggi ?

Qualche riflessione per la revisione di vita personale…

–         Sono cosciente di essere una creatura amata in modo totale e gratuito da Dio Padre?

–         So “amare gli altri come me stesso” e “farmi prossimo” di ogni persona senza            discriminare, giudicare, escludere, sull’esempio di Gesù Cristo ?

–         Quali sono gli ultimi che sono disposto a servire ?

–         Quali sono i valori e gli ideali che guidano la nostra volontà e ci rendono disponibili ?

–         Testimoniare la gioia che viene da Dio spesso significa andare controcorrente, non essere compresi da tutti, fino a che punto sono disponibile a vivere così la gioia del cristianesimo ?

–         Il mio modo di vivere il lavoro promuove la giustizia e l’equità tra gli uomini rendendomi cosciente che è uno strumento per la costruzione del Regno di Dio?

BREVE BIOGRAFIA DI LUIGI MARIA PALAZZOLO

1827 10 dicembre: Luigi Maria Palazzolo nasce a Bergamo in via Prato n°1058 da Ottavio e Teresa Antoine. È battezzato il giorno seguente nella chiesa di sant’Alessandro in colonna

1837 agosto: Muore il padre, la madre affida la direzione del figlio a Don Pietro Sironi

1850 23 giugno: E’ ordinato sacerdote da Mons. Gritti Morlacchi, suo ex Parroco.Entra poi nell’oratorio della Foppa, aperto da Don Donati e ne diviene presto Direttore.

1859 settembre: Scade l’affitto dell’Oratorio e Don Luigi è costretto a licenziare i suoi giovani.

1861: Mons. Speranza lancia un appello per la gioventù femminile. Don Luigi e Teresa Gabrieli lo accolgono

1862 settembre: Muore la mamma di Don Luigi

1869 22 maggio: Fonda la Congregazione delle Suore delle Poverelle; Teresa Gabrieli è la prima suora.

1869 27 giugno: Don Luigi inizia gli Esercizi Spirituali in S. Eusebio a Roma, nella Casa dei Padri Gesuiti, è afferrato da GESU’ NUDO sulla CROCE.

1866 12 maggio: Gravemente ammalato,viene visitato dal Vescovo Mons. Guindani,che gli porta l’APPROVAZIONE DELLE COSTITUZIONI.

1886 15 giugno,ore 1,20: Il Palazzolo muore.

1963 19 marzo: Papa Giovanni XXIII lo proclama Beato!