Festa liturgica di Papa Giovanni

Festa liturgica di Papa Giovanni

Papa Giovanni è da più voci definito “uomo di pace”; quando viene nominato vescovo e si meraviglia dell’incarico affidatogli di Visitatore Apostolico in Bulgaria, Pio XI così motiva la scelta da lui fatta: “ho bisogno di un uomo di pace per quella Nazione, ho pensato a voi”.
Del resto, che la passione per la pace sia una nota caratteristica di Roncalli lo si può rilevare bene anche in numerose lettere ai famigliari.
Da Sofia scrive alle sorelle il 6 gennaio 1928: Una gran medicina per i nostri mali è la buona coscienza, la pace del cuore, l’unione amorosa con il Signore e, soprattutto, l’abbandono confidente nella sua Provvidenza, tenendosi sempre pronti a tutto.
Appena giunto ad Istanbul nel gennaio del 1935, così scrive ai genitori: continuate a vivere alla giornata e in pace.
Il Signore benedice particolarmente quelli che amano la pace e disperde quelli che vogliono la guerra.
Da Parigi scrive alla famiglia il 20 febbraio 1945:Qui ci sono cose grosse da trattare da cui dipende il bene della Chiesa Cattolica in Francia. Faccio del mio meglio; e sapendo che sono qui per volontà espressa e personale e con la fiducia del Santo Padre, mi sento agile e sereno in tutto.La mia opera è tutta intesa a preparare la pace.
E il 10 maggio 1946 così scrive alle sorelle Ancilla e Maria:… un po’ si corregge e un po’ bisogna sopportare, affinché ad ogni costo si mantenga la pace e senza pazienza la pace non c’è.

Un grande dono che Papa Giovanni fa alla Chiesa è la Pacem in terris, un enciclica dai grandi orizzonti e dalle concrete impegnative indicazioni relative alla pace nel mondo. Egli la rivolge non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà: è la prima volta che un Papa indirizza un suo documento anche a coloro che sono fuori dalla Chiesa. E non predica solo di verità evangeliche, ma di valori umani sui quali tutti possono andare d’accordo. Dice che i pilastri della pace sono quattro: verità, giustizia, amore e libertà; se manca anche uno solo di questi pilastri non può esserci la pace.
Naturalmente tale enciclica non nasce così per caso; è come la conclusione di un lungo cammino di sensibilità alla pace che Papa Roncalli vive e sperimenta in prima persona.

Durante la prima guerra mondiale, non va al fronte, ma è arruolato in ospedale militare; si vede morire tra le braccia decine di giovani soldati e sperimenta direttamente l’insensatezza della guerra. Scrive al padre il 23 giugno 1917 : … questi cari giovani soldati non si può non amarli quando si sono avvicinati una volta; sono degni di ogni cura e conforto. Per me confesso che vorrei per loro potermi  sacrificare anche di più di quello che faccio… Sostiene ed incoraggia i fratelli Saverio e Giuseppe anch’essi arruolati e prega per il cugino battista morto per una granata austriaca. Così scrive al fratello Saverio il 16 giugno 1917: Io confido sempre che la guerra debba finire presto, molto più presto che non si creda. Certo a me non occorre venire al fronte per comprendere che cosa sente, che cosa desidera e che cosa soffre il soldato d’Italia. Ma la guerra è guerra. Per questo mio caro Saverio, occhi sempre in alto, cuore generoso e orante. Vedremo poi le benedizioni che su di noi, sulle famiglie e sulla Patria nostra ci avranno guadagnato dal buon Dio tanti sacrifici cristianamente sostenuti

Vive l’esperienza della seconda guerra mondiale mentre si trova ad Istanbul e qui conosce soprattutto il dramma dei profughi ebrei che scappano dalla Russia, dalla Polonia e dalla Germania verso la Palestina. Egli si impegna con tutte le sue forze e riesce a mettere in salvo più di 24.000 ebrei e arriva anche a coinvolgere l’ambasciatore tedesco che, essendo cattolico, gli fornisce i necessari lasciapassare. Alla fine del 1943 una nave con 647 bambini ebrei parte da Istanbul per la Palestina, ma non ottiene il permesso del governo britannico. Roncalli munisce i bambini di salvacondotto e riesce e riesce a far dirottare la nave verso altri porti e mettere così in salvo i bambini.

Un altro momento drammatico d lui vissuto in prima persona è quello della delicatissima e pericolosissima crisi di Cuba che ha portato l’umanità sulla soglia di una terza guerra mondiale. Tutti riconoscono a Papa Giovanni il merito di essere intervenuto in modo adeguato e tempestivo, con l’invito ai due avversari a valutare le conseguenze delle loro scelte, mostrando di saper mantenere l’equilibrio di una saggia equidistanza e di saper parlare sia ai russi che agli americani.
Nel discorso della Pasqua 1962 esprime la chiara condanna di ogni guerra e l’accorato invito a promuovere la pace. Significativo un passaggio dell’enciclica: “E’ lecito sperare che gli uomini, incontrandosi e negoziando, abbiano a scoprire meglio i vincoli che li legano, provenienti dalla loro comune umanità, e abbiano pure a scoprire che una fra le più profonde esigenze della loro comune umanità è che tra essi e i rispettivi popoli regni non il timore, ma l’amore il quale tende ad esprimersi nella collaborazione leale, multiforme, apportatrice di ogni bene”.

Per Papa Giovanni la vera pace non può venire che da Dio; non ha che un nome: pax Christi; non ha che un volto, quello impressole da Cristo il quale ha sottolineato: Io vi do la mia pace.
Triplice è l’aspetto della vera pace:
Pace dei cuori. La pace è anzitutto interiore, dello spirito e ne è fondamentale condizione la dipendenza amorosa e filiale dalla volontà di Dio. Da Sofia scrive alle sorelle il 24 febbraio 1929: … io nelle cose mie non mi sforzo che di far trionfare la carità, la pazienza e la buona maniera con tutti. Mi posso sbagliare, ma io non ho parzialità con alcuno. Solo mi preme di imitare di più in più la bontà del Signore che ci insegna a prendere tutto dalla parte migliore, a soffrire anche, ma a non cessare mai di perdonare e fare del bene.

Pace sociale. Questa si basa solidamente sul mutuo e vicendevole rispetto della dignità personale dell’uomo. … solo quando si prenderà come criterio di valutazione dell’uomo e della sua attività la sua dignità personale, si avrà il mezzo per placare discordie civili e divergenze spesso profonde. Scrive al fratello Giuseppe il 5 dicembre 1917: … gli uomini che ci hanno governato e che ci governano non meritano i nostri sacrifici, ma la Patria oggi in pericolo li merita tutti; gli uomini passano, la patria resta. Nel sacrificarci per la Patria noi sappiamo di sacrificarci per Iddio e per i nostri fratelli

Pace internazionale. La base della pace internazionale è anzitutto la verità… bisogna impostare la pacifica convivenza sui principi morali, secondo l’insegnamento della retta ragione e della dottrina cristiana. (23 dicembre 1959).  La pace è qualcosa di più dell’assenza di guerre e di bombe; è un concetto, una realtà positiva: è scoprire e valorizzare il legame che esiste tra i popoli e la necessità di mutue, positive relazioni.